Afro Basaldella (1912–1976) non fu un semplice interprete dell’astrazione in Italia: fu il suo poeta, il suo traduttore più sensibile. Friulano di nascita, cosmopolita per vocazione, Afro attraversò il secolo senza mai piegarsi a un’unica cifra stilistica, ma tenendo sempre fede a una visione: quella della pittura come spazio mentale, linguistico e musicale.
Formatosi all’interno della triade familiare — insieme ai fratelli Dino e Mirko — e forgiato nell’Italia tra le due guerre, Afro mosse i primi passi in un figurativo ancora increspato dalle influenze post-impressioniste e novecentiste. Ma fu nel secondo dopoguerra che la sua voce divenne davvero autonoma. Dopo il soggiorno a New York e il contatto diretto con l’Espressionismo Astratto americano — in particolare con Arshile Gorky, Willem de Kooning e Mark Rothko — Afro non imitò, ma trasformò. Il suo linguaggio si aprì a un astrattismo lirico, mediterraneo, costruito per frammenti, vibrazioni, velature.
Le sue tele sono composizioni in equilibrio: non esplosioni ma sedimentazioni, dove il gesto si calma e si concentra, come se ogni colore fosse un pensiero posato, ogni forma un’eco di memoria. In Afro, l’astrazione non è un’assenza del mondo, ma la sua trasfigurazione: le sue opere sembrano affiorare da una civiltà perduta, da un alfabeto che non abbiamo ancora imparato a leggere del tutto.
Ha esposto nei luoghi più cruciali della storia dell’arte del Novecento: più volte alla Biennale di Venezia, vincendo il Gran Premio per la Pittura nel 1956, e alla Documenta di Kassel. Nel 1958, fu l’unico artista italiano a essere chiamato a collaborare con l’architetto Marcel Breuer per decorare il Palazzo dell’UNESCO a Parigi, realizzando l’imponente pannello murale La storia della civiltà.
L’arte di Afro non si impone: invita. Invita a un tempo lento, contemplativo, in cui il colore non grida ma respira, si deposita, sussurra. Le sue composizioni sono come palinsesti: vi si leggono tracce arcaiche, reminiscenze del paesaggio italiano, echi musicali. Ogni quadro è una partitura, ogni tratto una nota trattenuta sul bordo del silenzio.
Afro è stato maestro dell’invisibile visibile, di quella forma d’arte che non si accontenta di mostrare, ma che rivela.
Ho ricevuto il quadro e sono molto soddisfatto. Grazie.
Maurizio
Ho ricevuto puntualmente la scultura cinese e ritengo che la trattativa sia stata oltremodo corretta e svolta con reciproca soddisfazione.
Giovanni
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